Trucchi e tecniche di sopravvivenza per vegetariani in Spagna

 

 

State coltivando l’idea di fare un bel giro della Spagna per ammirarne tutte le bellezze, partendo da quelle paesaggistiche, umane, architettoniche e culinarie? Bene, ottima idea. La Spagna è un paese affascinante, un crocevia di culture, tra ricchezze antiche e desiderio di modernità. Una meta ideale per viaggiare alla scoperta di monumenti unici che testimoniano la convivenza di religioni diverse, meravigliosi giardini nascosti, uliveti a perdita d’occhio, paesaggi monocromatici o variopinti, spiagge lunghissime e cittadine che non ti aspetti, custodi di secoli di storia, incastonate nel territorio brullo come pietre preziose.

Solo una cosa. Se per caso siete vegetariani, o peggio vegani (ma cosa vi salta in mente?!), e pensate di conservare il vostro regime alimentare durante il soggiorno spagnolo, preparatevi a rimanere quasi digiuni e increduli quando, esaurite le aspirazioni naturalistico-culturali, ai primi languori del pranzo o della cena, cercando con lo sguardo un ristorante che offra qualcosa per voi, arriverete a dover fare i conti con i morsi della fame.

Dopo la prima ora di vane ricerche, infatti, sarete costretti ad abbassare le vostre pretese da veg-gourmet e accetterete persino l’idea di una qualsivoglia pizzeria, infrangendo la prima regola del vero viaggiatore italiano -cioè MAI pizza o pasta all’estero- e lasciando definitivamente perdere l’iniziale convinzione utopica di trovare cibo vegetariano tradizionale o di nuova elaborazione spagnola. Questo perché ciò che incrocerete ovunque, sarà costituito solo e soltanto da localini il cui arredo con cosce di maiale, un po’ appese dall’alto e un po’ sapientemente sdraiate sui tavoli a violino per essere tagliate a mano secondo rituale, vi suggerirà definitivamente l’amara verità: la Spagna non è un Paese per veg!

Questi numerosissimi localini sono disposti a tappeto nelle vie centrali di tutte le città spagnole e ne rappresentano il manifesto culinario, oltre che il vero stile di vita, di questo popolo. Di certo, un tale dispiego di suini impalmati, esibiti così scenograficamente con orgoglio, è piuttosto inquietante per un animalista, il quale desisterebbe anche solo al pensiero di varcarne la soglia. Figuriamoci  pronunciarvi  la parola “vegetariano” per chiedere un pasto! Non lo farebbe mai.  Almeno per non passare da idiota e non aggiungere la beffa al danno.

Quelle lunghe tavolate di tapas poi (ndr bocconcini di pane tipo crostini, guarniti da carne, pesce e prosciutto) che occhieggiano già pronte in tutti i locali e che a primo impatto, ingannevolmente da lontano, apparivano anche invitanti (ci sarà qualcosa per noi, tra tutto quel cibo esposto…) ad un sguardo approfondito, mostreranno che non esiste nulla di vegetariano in esse. Troverete solo carni su quelle tapas e niente vi potrà salvare dal pensiero che questa volta, non solo non potrete recensire nuovi locali veg-style, ma rimarrete proprio digiuni.  Da lì al crollo psicologico, il passo sarà breve.

Se pensavate di aver rasentato il peggio in Francia o in Bosnia Erzegovina per un vegetariano in cerca di cibo, dunque vi sbagliavate.

La Spagna, con il suo fascino ipnotico come il duende  sul volto di una ballerina di flamenco, vi accoglierà a braccia aperte, vi coccolerà con il suo clima caldo e secco, vi riparerà dal sole cocente con il verde rigoglioso dei giardini cittadini, vi incanterà con i suoi mosaici in stile moresco, vi farà trovare birra fresca e sangrìa in ogni rincòn, vi presenterà i suoi abitanti estroversi e pronti a fare due chiacchiere per la via. Ma poi, senza troppe remore o sensi di colpa, vi darà il ben servito sul fronte alimentare vegetariano.  E se, alla lettura delle lavagnette menu poste all’ingresso di una Cerveceria, ovunque indifferentemente nello Stato, leggerete “boccadillo vegetal”, non affrettatevi ad esultare con l’occhio furbetto e il sorriso di chi l’ha scampata. L’ispanica filosofia anti veg, vuole solo comunicarvi la presenza nel panino di una foglia di insalata (nel caso qualcuno volesse toglierla), per il resto sarà tutto ripieno di tonno o prosciutto. Perché tanto i suddetti non sono carne d’animale, vero?

D’altronde noterete che, anche nel più gigantesco supermercato spagnolo, la percentuale di spazio dedicato al reparto frutta e verdura, rispetto alla macelleria o allo scatolame, è considerevole come quella raggiunta dai trentenni laureati e assunti a tempo indeterminato in Italia. Così, tanto per dare un’idea.

Forse ho esagerato, la percentuale non è così esigua, ma credetemi, le verdure non sono molto amate dagli spagnoli. Non sanno proprio cosa farsene, come prepararle e per loro il concetto di “vegetariano” è, per così dire, molto flessibile. Anzi, non è proprio chiaro l’argomento. Alcuni si dichiarano candidamente veg, salvo poi addentare di fronte a tutti un bocadillo con jamon, cioè un panino al prosciutto. E certo, come no? Tanto basta amputarlo il maiale per ottenere il prosciutto da voi tanto amato, vero? Quanti maiali a tre zampe ho visto infatti, zoppicare liberi e felici per le vie di Pamplona, Granada o Siviglia? Nessuno. Appunto. In compenso, ho trovato mantequilla di cerdo (grasso di maiale, ergo strutto, sugna, lardo…chiamatelo come volete, quello è) come ingrediente principe di ogni prodotto da forno…presente anche nelle torte, nei biscotti e nei croissant! Se potessero, lo metterebbero persino nel caffé. (Oddio, magari c’era..)

Ma allora, che fare? Intanto, partite da casa psicologicamente preparati e questo sarà già un vantaggio.

Ecco poi alcuni piccoli consigli per affrontare la situazione e riuscire a godere al meglio la vostra esperienza spagnola.

1. La colazione: evitate di farla in hotel o nei caffé. Al di là dell’aspetto economico -per un breakfast completo vi possono chiedere fino a 12 euro a testa- vi porteranno sicuramente prodotti contenenti alte percentuali di “cerdo”. (Da qualche parte devono pur smaltirlo, no?) Se riuscite quindi, preferite i supermarket, magari bio, dove comprare succhi di frutta o spremuta di arancia fresca e dove soprattutto potrete leggere la composizione dei prodotti da forno. Munitevi sempre di frutta secca come mandorle e pistacchi, da mangiare a colazione e, durante la giornata, come snack spezza fame. Starete sazi e forti più a lungo e inoltre avrete con voi sempre un riserva di energia nel caso tardaste a trovare un posto dove mangiare.

2. Usate creatività e triangolazione.  Se proprio siete disperati, non ce la fate più a mangiare patate fritte o tortilla di patate (frittata), trangugiare gazpacho e aceitunas (olive) dove capita, non avendo la possibilità di connettervi a internet per consultare happycow.com e trovare la lista dei locali veg lungo il vostro itinerario (ecco, fatelo magari prima di partire), usate la creatività! Se per caso vedete un negozio che vende prodotti naturali o di abbigliamento cruelty free (sono pochi, ma qualcuno sparuto c’è) non esitate ad entrare per chiedere consiglio. Potrete sfogarvi liberamente e vi sentirete subito meglio, condividendo la vostra frustrazione con il proprietario/commesso di turno.  Di certo vi aiuterà volentieri, dandovi qualche dritta per scovare i posti veg in zona che non sono segnalati da nessuna parte. Fatevi fare una mappa e rispolverate l’emozione della caccia al tesoro. Magari sarete fortunati e troverete qualche locale carino e degno di nota.
Io ho scoperto così un delizioso veg-sushi bar a Bilbao. Me lo ha consigliato un ragazzo di un negozio che vendeva scarpe vegan.  Il locale si chiama La camelia ed è un minuscolo sushi bar vegano (non fanno pesce crudo…solo piatti veg) e si trovano anche altri piatti molto buoni, come l’hummus di ceci e le insalate di cereali, verdure e legumi.

3. Paella de verduras. Oh, almeno un piatto tradizionale spagnolo per veg esiste.  Attenzione però: primo, non è tipico di tutta la Spagna, ma lo è prevalentemente del sud. Secondo, è importante chiedere sempre se è stato cucinato con il “fondo” vegetal e non di carne o pesce. Ovvero con il brodo. Piccolo dettaglio questo che, se trascurato, potrebbe causarvi una lunga nottata svegli a bere shot di Biochetasi o bicarbonato. Se potete inoltre, scegliete i locali che la cucinano al momento. Vi costerà forse un po’ di più, ma il risultato finale vi ripagherà. Evitate dunque di mangiarla in luoghi dove non è un piatto tipico, altrimenti troverete soltanto quella surgelata. Non proprio il massimo, sia per la qualità, sia perché di certo il brodo utilizzato non sarà vegetale.

4. Se necessario, usate il paracadute italiano. Se proprio non ce la fate più a mangiare paella con verduras e patatas bravas e pensate di ripiegare stremati sulla pasta, almeno scegliete quella ripiena. Di solito la cottura è migliore e si avvicinerà molto al gusto italiano.

 

La neo regina spagnola Letizia Ortiz è vegetariana e non ama la corrida

 

Infine, dopo questa desolazione, una buona notizia. Pare che la neo regina Letizia di Spagna sia molto sensibile alla cultura vegetariana e non ami nemmeno la Corrida. Speriamo che il suo interesse sia “reale” e non frutto di una moda momentanea pseudo-salutista. Ci auguriamo soprattutto che il suo esempio dia un impulso per favorire lo sviluppo di una cultura gastronomica alternativa e animalista in Spagna, per far moltiplicare i menu, i ristoranti e i locali vegetariani in tutto il Paese e dare alternative valide anche ai turisti che non mangiano carne, pesce, uova o latticini per ragioni animaliste.

Sarà un caso che proprio a Madrid, vicino al palazzo reale,  recentemente abbia aperto Viva la Vida, un buffet tutto veg? Chi lo sa. Noi speriamo che presto qualcosa possa cambiare davvero.

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