Multitasking addio, per recuperare benessere e far guadagnare anche l’Azienda. Ecco perché

 

Multitasking è un termine anglosassone che, insieme a molti altri, ormai fa parte del nostro linguaggio comune. Ma cosa vuol dire esattamente? In Informatica indica la capacità di un sistema operativo di svolgere due o più processi contemporaneamente, senza interrompere la funzione principale in corso.

Da qualche tempo questa parola, dal suono ancora ostico per molti, viene mutuata dal linguaggio informatico e accostata al mondo del lavoro per descrivere una precisa attitudine o capacità professionale, sempre più richiesta dai datori di lavoro e usata come metro di giudizio per valutare la qualità e la produttività di un lavoratore.

Significa che, se siete stati assunti per svolgere un determinato compito, magari perché avete studiato una vita per questo o perché avete acquisito numerose esperienze sul campo, sarete comunque chiamati ad occuparvi contemporaneamente e con nonchalance, anche di una serie di altre incombenze professionali, pure poco attinenti al vostro percorso curriculare primario.

Essere multitasking di questi tempi è diventata una dote richiestissima da parte dei datori di lavoro e, se vogliamo, nello stesso tempo, appartiene anche un certo modo di fare e di essere, vicino all’autolesionismo, sempre più spontaneamente adottato – e talvolta portato all’esasperazione – da manager e impiegati di ogni settore, i quali, pur di apparire efficienti e brillanti, si farebbero attaccare persino braccia aggiuntive. Roba da far impallidire la Dea Kalì.

 

Piace talmente tanto ai selezionatori del personale che, nei curricula di qualunque aspirante lavoratore, ormai è una delle parole chiave più gettonate e ab-usate dal candidato di turno, messa lì in primo piano tra i punti di forza, pur di fare colpo e ottenere l’agognato posto. Sia esso aspirante project manager del settore aerospaziale o aiuto confezionatore di patatine di un fast food, per lavorare, tutti ormai devono essere multitasking (e felici di esserlo).

Il principio astratto forse è comprensibile: anche se vieni pagato per ricoprire un determinato ruolo, in caso di necessità, oltre a fare quello che sai fare, devi saper passare da un compito all’altro senza battere ciglio, con l’abilità di un camaleonte finito su un costume di Arlecchino e -per giunta- con lo stesso sorriso di un attore di musical.

Ora, diciamocelo, questo essere tuttofare aziendale, saltimbanchi del contratto collettivo nazionale, non si addice proprio all’essere umano e al suo sistema nervoso. E, se per caso funziona, accade solo in determinate limitate situazioni. Non può però essere certamente utilizzato come modello di lavoro normale e quotidiano. Almeno, se si desidera conservare un sano equilibrio psico-fisico.

 

 

 

La scusa ufficiale per la diffusione della tendenza recente che porta a plasmare personale multitasking è quella della migliore produttività sul lavoro, oltre al risparmio per le risorse umane non reclutate.

Ma, quanto è davvero produttivo tutto questo? Tolta la questione dello stress evidente causato al dipendente, essere multitasking e super flessibili nelle mansioni, porta poi un reale beneficio all’Azienda?

Dati e ricerche alla mano,  ci dicono che non è affatto così. Chi millanta titaniche abilità di multitasker, non è poi effettivamente più produttivo sul lavoro e non genera alla lunga reali benefici per l’azienda di cui fa parte. Da recenti studi infatti è emerso che esistono precise ragioni per ripudiare il multitasking sul lavoro, o comunque per farne un uso moderato. Scopriamo quali sono.

 

 

1. PERDITA DELLA CONCENTRAZIONE. Fare più cose contemporaneamente distrae dal compito principale e fa perdere le idee che portano alla buona riuscita del progetto più importante al quale si lavora.

2. PERDITA DEI LIVELLI DI EFFICIENZA. Se utilizzato su base quotidiana abituale, porta alla perdita della reale efficienza perché passare continuamente da un compito all’altro, specie per i lavori che richiedono un preciso processo creativo, fa dimenticare le scadenze e gli impegni programmati, facendo disperdere le energie e causando disorganizzazione.

3. SCOMPARSA DELLE IDEE CREATIVE. Quasi un “drenaggio” del cervello. Le idee improvvise e vincenti, alla base di molti lavori creativi, se ne vanno via, o semplicemente, non riescono più ad emergere ed a essere colte.

4. AUMENTO DI STRESS E ANSIETA’. Le frequenti interruzioni richieste dal modello lavorativo del multitasking generano crescenti livelli di ansia e stress: pericoli reali per corpo e mente, che conducono alla lunga persino alla perdita di interesse e di passione per il proprio lavoro.

5. IL PARADOSSO DEL TEMPO RISPARMIATO. Spesso seguire compiti diversi nello stesso momento, a tratti, genera un alto tasso di errore e di confusione. Per rimediare a tali errori, occorre tempo: molto più di quello che ci si illude di risparmiare adottando il multitasking.

In conclusione, il metodo del multitasking non si addice alla mente umana sul lavoro e risulta fallimentare anche per la produttività dell’Azienda.

C’é solo una categoria che sembra immune dai suoi effetti negativi: le mamme.

Ma dei supereroi, ne parliamo un’altra volta.

 

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