W gli orti urbani! Torino tra le città più attive a far nascere spazi verdi pubblici coltivati

 

Gli orti urbani sono in continua crescita in tutto il mondo ormai da anni.  Non si tratta solo di una modalità alternativa di gestione degli spazi verdi pubblici cittadini, bensì di un vero e proprio movimento di pensiero che mette le sue radici nel contesto socio-economico che viviamo da oltre un decennio.

Alle pressanti leggi della globalizzazione e del consumismo, che ci hanno insegnato a mettere in tavola le fragole a Natale e ci fanno perdere il valore del senso dell’attesa per i cibi di stagione (e con esso anche il loro gusto originale) corrisponde una risposta di controtendenza che porta verso la sostenibilità, con l’obiettivo dichiarato di riportare le abitudini e i ritmi di vita attuali a una dimensione più umana, più condivisa, più naturale.

La filosofia degli orti urbani prevede di rendere disponibili porzioni di spazio verde in piena città o in periferia, affidandoli con un bando pubblico ad associazioni o a privati cittadini che desiderano utilizzarli per coltivare i propri ortaggi o per installare veri e propri laboratori verdi viventi, a scopo didattico e divulgativo.

Gli aspetti positivi degli orti urbani sono molteplici e coinvolgono più dimensioni:

1. quella sociale, creando aggregazione e integrazione tra tutti i cittadini e recuperando quei rapporti di buon vicinato e mutuo aiuto che la città talvolta cancella, generando solitudine (specie per quelle categorie deboli come gli anziani)

2. economica, dando la possibilità a chi ha un reddito basso di produrre a costo contenuto alimenti per il proprio consumo

3. salutista e ambientalista, con l’applicazione esclusiva dell’agricoltura biologica come modalità di coltivazione, per mangiare prodotti privi di pesticidi e dare vita inoltre ad una filiera produttiva cortissima

4. civica, creando legami di affezione e rispetto del cittadino per il territorio pubblico, nell’ottica della protezione e della cura, recuperando aree verdi altrimenti abbandonate in balìa dei teppisti che spesso violano, sporcano e inquinano i parchi pubblici

5. lavorativa, riportando attenzione e interesse verso una professione tradizionale antica e preziosa, quella del coltivatore, in passato progressivamente abbandonata e ancora oggi sottovalutata dalle nuove generazioni

 

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In Italia gli orti urbani sono numerosissimi,  se ne contano ormai a migliaia, e in particolare alcune città, come Torino, Bologna, Roma e Milano, rappresentano l’esempio di come sia possibile realizzare fattivamente un nuovo modello produttivo positivo, inclusivo della cittadinanza e sostenibile.

Chiunque viva in città può proporsi per adottare qualche metro quadro di giardino pubblico, presentando domanda alla propria circoscrizione per convertire le aree verdi metropolitane più vicine a casa propria, in aree di orto collettivo.

Uno degli obiettivi del movimento degli orti urbani infatti è quello di stimolare l’attivismo dei cittadini, dando loro la possibilità di disporre di un po’ di giardino da coltivare, pur non avendo la possibilità di possederlo, perché residenti di città.

Per quanto riguarda Torino, recentemente il Comune ha aggiornato e dettagliato meglio il proprio regolamento per l’assegnazione di un orto urbano, ma ogni comune italiano ha ormai le sue regole formalizzate, concepite nell’ottica della facilitazione dell’accesso della cittadinanza ai progetti in corso.

 

 

 

Esistono poi tantissime associazioni, in genere legate ai singoli quartieri di città, che sono molto attive e si pongono da capofila per gestire le relazioni con il Comune e semplificare l’inizio delle attività di agricoltore cittadino, offrendo anche percorsi formativi per insegnare la gestione organizzata di un orto.

Per chi però non potesse o volesse intraprendere di persona questa nuova via, pur condividendone i principi, è possibile comunque contribuire alla diffusione del movimento degli orti urbani sostenendo le iniziative per la loro nascita in tutto il mondo.

Perché un orto urbano, oltre alle buone ricadute sociali,  promuove anche la protezione della biodiversità delle piante e degli ortaggi. In particolare questo vale per i Paesi in via di sviluppo, dove le condizioni sociali, politiche ed economiche sono tuttora difficili e la varietà delle specie vegetali è messa continuamente a rischio.

Lo sa bene la Fondazione Slow food per la salvaguardia della biodiversità che propone di adottare un orto in Africa al fine di promuovere e conservare l’agricoltura familiare, gli antichi saperi e le gastronomie tradizionali.

Esiste poi anche un’organizzazione che opera su scala mondiale per diffondere le sue idee concretamente, si chiama Urban Farming e fa una mappatura delle esperienze di orti cittadini in tutto il Pianeta, dando la possibilità di partecipare e sostenere a più livelli.

Perché sapere che la semina di un nuovo orto aiuterà a far crescere le nostre idee, è bello.

 

Regolamento Città di Torino per l’assegnazione e la gestione di un orto urbano

http://www.comune.torino.it/regolamenti/363/363.htm

Progetto della Fondazione Slow Food per la salvaguardia della biodiversità in Africa, Adotta un orto
http://www.fondazioneslowfood.it/it/262/slow-food-africa#.U2yanoF_uSo

Gli orti del Bunker in Barriera di Milano
http://www.comune.torino.it/urbanbarriera/news/natura-2014-vi-aspetta-al-bunker.shtml#.U2ybGIF_uSo

Gli orti urbani di Mirafiori
http://miraorti.com/

Movimento globale per lo sviluppo degli orti urbani
http://www.urbanfarming.org/welcome.html

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