La vera rivoluzione sostenibile? Lavorare nelle Aziende del Benvivere, o crearne una

Rendere felici i dipendenti nelle aziende non riguarda solo gli alti ideali della sostenibilità sociale o un buonismo fine a se stesso, prodigato tanto per sentirsi più bravi o anticonvenzionali di altri, ma ha a che fare da vicino con concetti come l’incremento della produttività sul lavoro, le percentuali di successo sul mercato e le cifre guadagnate a fine anno (con tanti zeri). Qualcosa di molto concreto, dunque.

Le aziende incoronate ogni anno come “miglior posto al mondo dove lavorare” ne sanno qualcosa e infatti, oltre alla soddisfazione dei propri lavoratori e la fila fuori dalla porta degli aspiranti tali, possono sfoggiare fatturati anti-crisi da far impallidire sia gli economisti più esperti, sia le imprese sostenitrici del modello lavorativo tradizionale, che per contro considerano i propri lavoratori solo come semplici “risorse umane” da spremere, da pagare il meno possibile e, soprattutto, da controllare.

Quelle che adottano invece un modello sostenibile puntano sulla felicità del dipendente come parte sostanziale della loro missione.  Esse sono organizzate per creare un ambiente sereno, rilassante e rivolto al benessere di uomini e donne. Lo si vede già dall’architettura dei loro spazi, che sono spesso luminosi, aperti, dotati di aree verdi e di zone relax molto attrezzate, oltre a lavanderie e a farmacie interne a prezzi convenzionati.  Ma integrano anche benefit che fanno parte del contratto di lavoro, come l’orario flessibile e i ticket offerti per i centri benessere o per le attività sportive da praticare in pausa pranzo o dopo il lavoro.

Offrono poi ai dipendenti non solo dei bonus rivolti alla tutela della salute, come le assicurazioni mediche e dentistiche, o gli aiuti concreti alle famiglie, come le agevolazioni per i nidi (preziosissimi), ma anche una serie di iniziative e occasioni volte a favorire l’equilibrio, la crescita e lo sviluppo individuale e professionale.

Lavori con me e per me e io ti considero un vero componente della mia famiglia, mi preoccupo del tuo benessere psico-fisico, mi interesso della fase di vita che stai attraversando e creo tutte le condizioni per farti stare bene e per far emergere il tuo talento. Se coltivo il tuo talento infatti, sono certo che tu farai fiorire anche la mia azienda, compreso il suo fatturato. Questa è la visione portante delle imprese votate al benvivere dei dipendenti.

Non lasciamoci però sviare dall’immagine esteriore che possono dare gli ambienti  e il mood di queste aziende illuminate. A vedere le foto dei loro uffici, sembra infatti che ci si rilassi o ci si diverta soltanto, come dei bambini al parco giochi. Niente di più lontano dalla realtà. Il modello di libertà e flessibilità realizzato al loro interno infatti, è altamente responsabilizzante e corrisponde ad altrettanta quantità e qualità di lavoro profusa da tutti i collaboratori.  Perché, in definitiva, è proprio questo ciò che vuole chi desidera entrare in aziende così gestite: far parte di un contesto vivibile per esprimersi e poter vedere realizzati nel concreto i frutti del proprio impegno.

In quante aziende condotte “tradizionalmente” accade davvero tutto questo?

Great place to work Italia ha stilato la classifica delle aziende italiane che si sono distinte nel 2013-14 come migliori ambienti di lavoro. Volete scoprire quali sono? Date un’occhiata qui.

A livello mondiale invece, Google si è classificata al primo posto per ben la quarta volta consecutiva.

Potete consultare l‘elenco completo delle migliori multinazionali al mondo e scoprire, senza troppo stupore, che le prime quattro sono appartenenti al mondo dell’Information technology.

 

 

Io, per il mio spirito indipendente e votato alla passione e al lavoro che funziona, sogno da anni di poter lavorare per un’azienda che mette in pratica questi valori, o di poterne creare una così. Leggendo di loro, mi sembra più il racconto di una favola, che l’effettiva realtà. Ma il fatto è che esistono, stanno aumentando e ispirano anche molte piccole imprese italiane che ne vogliono ripetere l’esperienza.

Sono convinta che il futuro delle aziende (private e non) non possa prescindere da questo nuovo  modello lavorativo e che le persone, siano esse dipendenti, imprenditori o amministratori, debbano essere condotte su questa strada per assimilarne e diffonderne sempre più la cultura.

Solo allora potremo parlare di una vera rivoluzione di sostenibilità sociale.

 

 

 

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